Leggendo il nome, si pensa subito a una band Indie Rock inglese, ma l’inganno dura poco; primo, perché Circlelight non è una band e, a dirla tutta, neanche un solista, secondo perché l’idea è al 100% italiana. Il nome dietro il progetto è quello di Emanuele Durante, un ragazzo che viene da Cava de’ Tirreni e può vantare una lunga gavetta che, nei suoi primi passi, muove da Londra qualche anno fa.

A definire Circlelight un “progetto” è Emanuele stesso, desideroso con esso di mettere al centro la musica e valorizzare il suono, non solo degli strumenti, ma anche della voce; anche per questo, la sua ricerca lirica procede interamente in inglese.

Questo lavoro d’esordio, dal titolo Ties and Struts, si ispira a un concetto di meccanica razionale, basato sui tiranti e i puntoni, all’interno del quale più forze opposte dominano un unico elemento strutturale. In senso metaforico, nel disco trovano spazio la voglia di evadere da una realtà dominata dalla paura e la passione della musica, vista come forza motrice per uscire da un periodo buio.

Ties and Struts è un disco di 8 tracce essenziali, ognuna delle quali occupa il giusto spazio senza bisogno di riempitivi.

Il risultato finale, musicalmente, pesca ben poco dalle realtà nostrane, e l’impressione è quella di ascoltare un Folk molto particolare, che attinge dal cantautorato inglese e, a tratti, dal Britpop anni ‘90, mescolandoli con il Country vecchio stampo tipico della West Coast americana.

Il disco parte subito forte con le prime tre tracce che sono notevoli: Sense of Unrest e Stay Away richiamano molto lo stile compositivo e la cadenza nel cantato di Damien Rice. Segue From the Outside, di fatto il pezzo più efficace, il brano più “americano” di tutti, che riprende lo stile di Diamonds On The Inside di Ben Harper. Il tutto scorre molto liscio e veloce, senza intoppi, fino ad arrivare alla strumentale Cellar Door e a City of Grace, tracce che sembrano lasciare un finale aperto su un percorso molto netto e preciso, dominato in lungo e in largo da una piacevole (e mai stucchevole) atmosfera acustica, tra momenti di nitida lucidità e altri di evocativa rarefazione.

Ne emerge un disco molto intimista che apre a ricordi, passioni e vecchi amori, ma lancia al tempo stesso un messaggio sociale, incitando al dialogo come elemento fondamentale per abbattere il proprio senso di inadeguatezza di fronte al diverso. L’obiettivo suggerito è quello di trovare un nuovo equilibrio interiore tra i momenti e le sensazioni di una precisa fase della vita.

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