Quale futuro per l’Electro Pop in Italia? Qualora siate lavoratori dello spettacolo o ‘’solo’’ consumatori dei suoi prodotti, vi sarete sicuramente posti questa domanda. Ebbene, l’Indie Rock o Alternative Pop, che dir si voglia, ha goduto di una diffusione relativamente importante nel corso dell’ultimo decennio, abbandonando il ‘’dietro le quinte’’ delle soundtrack pensate per film o documentari, e facendosi strada tra i desideri di una generazione particolare, una generazione di consumatori, come si diceva poc’anzi, che sono diventati, più che altro, produttori di contenuti, grazie all’accesso low cost a piattaforme di streaming & co. 

Probabilmente, per studiare il fenomeno non serve la recensione di un album ma lo studio di Thomas L. Friedman (The World is Flat) e della modernità liquida teorizzata da Zygmunt Bauman. Arriviamo quindi alla première question: perché ci stai parlando di questo anziché stimolarci all’ascolto dell’album di Emilya ndMe dicendoci che è bellissimo? Ora ve lo spiego: Thank You for Your Complaints è una specie di manifesto, il nero su bianco tracciato da una generazione che non scrive più sulla carta, che non legge più gli spartiti ma produce direttamente i suoni disegnandoli sull’ultimo modello di MacBook. 

La fluidità di questo concetto si inserisce benissimo nella collaborazione di Emilya, moniker di Lauretta Grechi Galeno, con l’etichetta indipendente islandese Greenhouse Studios di Valgeir Sigurðsson (collaboratore storico di Björk, Sigur Rós, Brian Eno e Damon Albarn). L’autrice stessa ha dichiarato di ispirarsi alla natura, al vento, al ghiaccio e al mare dell’Islanda, di aver pensato alle sue foreste e alle nuvole del cielo che si muovono velocemente. Lauretta ha preso tutto questo e lo ha trasformato nel suo linguaggio musicale che non a caso si ispira alle sonorità di Florence and the Machine, Metric, Garbage, Jack White, Portishead, ma soprattutto di Daughter, la cui influenza è particolarmente marcata nel brano che da il titolo all’album. Brani come XOXO e Taxi Driver funzionerebbero benissimo, se lanciati nell’universo del mainstream radiofonico: hanno freschezza, leggerezza, praticamente tutto quello che serve. L’introspezione e l’onirico sono invece riservati a motivi come Snow e Thank You for Your Complaints, il primo omaggio alla madre dell’autrice e il secondo, dal ritmo incalzante e circolare, richiama piuttosto la promenade nella foresta e ricorda come si possa inserire una scansione ritmica seria e solenne nell’aleatorio dell’elettronica. Quindi, che disco mettere in cuffia seduti sul molo al lago? Credo abbiate già la risposta.

 

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