Citando il tuo ultimo singolo, “Better than ever,” sei in ansia per l’apertura del concerto dei Franz Ferdinand sul mainstage del Cinzella Festival o ti senti più felice che mai?

Di solito non sono una persona soggetta all’ansia, ma in una location del genere, ovviamente, si fa sentire. Sono molto emozionata.

Sei un’artista che si fa sentire molto anche fuori dall’Italia; sei stata in Germania, in Inghilterra, e in Texas per il South by South West. C’è qualche scena musicale, in particolare, che ti ha impressionata positivamente?

Al South by South West mi ha colpito il modo di fare musica, il modo di fare i concerti. Puoi vedere sia band enormi, sia DIY, e vedere gruppi provenienti da tutto il mondo spaccare su ogni tipo di palco è stata una bella scuola.

Hai maturato qualche preferenza sul tipo di live? Preferisci il live grosso, il concerto all’aperto, il festival o magari qualcosa di più intimo come le livehouse o i club?

Negli ultimi anni ho partecipato a un po’ di showcase Festival in Europa come Eurosonic in Olanda e Great Escape a Brighton, e mi piacciono molto perché ci sono diversi locali nella città che la sera si trasformano in venue, quindi nello stesso giorno riesci a vedere tantissime band emergenti, oltre che nomi più blasonati. Quella è la dimensione che mi piace di più, ma amo anche vedere concerti grossi, super piccoli o super performativi.

Ultimamente si sente dire che gli artisti emergenti devono essere promoter di se stessi, come fossero delle start up. È stato così anche per te quando, nel 2015, hai avviato il tuo percorso da solista?

Sicuramente bisogna essere sempre più attenti a tutto ciò che circonda il semplice lavoro artistico. Ad esempio, avendo studiato grafica, ho un forte interesse verso le arti visive, anche se in realtà non ci bado poi tantissimo.

Quando ascolto la tua musica, gli stili che riconosco sono ritmi sempre molto incalzanti, come ad esempio in “Cold”, ma anche riff e beat che ti rimangono in testa, e delle lyrics che puntano molto alla sintesi. Come concepisci la musica inedita: è più uno sfogo della musicalità che hai dentro, oppure pensi molto agli stili che potrebbero divertire il tuo pubblico?

Molti scrivono musica per poter esprimere delle cose che altrimenti nella realtà non direbbero. Per me la cosa è molto più inconscia. Spesso un pezzo nasce da un riff o da una melodia, e cerco di fare cose che mi stupiscano. Non ho mai un punto di arrivo, cerco di fare cose che mi divertano.

Considerando anche “Better than ever” quanta influenza ha avuto sul tuo sound attuale il lavoro in studio con Federico Dragogna de I Ministri?

Con Fede ho già lavorato nel mio primo EP, uscito tre anni fa, e lui mi ha dato una mano per muovere i primi passi; le ultime cose, invece, le ho fatte con un produttore inglese, Luke Smith, che ha già lavorato con altri come i Depeche Mode, ed è stato molto emozionante collaborare con lui, magari puntando più sui testi.

Se proprio si vuol trovare un tuo difetto, questo può essere quello di essere stata poco prolifica sulle uscite discografiche. Adesso hai del materiale nuovo e la voglia di far sentire i tuoi nuovi pezzi?

Assolutamente. Quest’anno ho passato molto tempo in diversi studi tra l’Italia e Londra, e spero di far uscire in autunno (2019, Ndr) un bel lavoro lungo.

Se devo trovare un pregio invece, tu assomigli a tante cose ma a nessuna in particolare, e questo credo sia il massimo per chi scrive inediti. A chi ti senti vicina artisticamente? Ascolti ancora tanta musica nel tuo tempo libero?

Ascolto diversissime cose che c’entrano poco tra loro, ad esempio ascolto pochissime cose con la chitarra. Tra gli ultimi miei album preferiti c’è quello di Marie Davidson, un’artista franco-canadese. Sono cresciuta ascoltando PJ Harvey, quindi cose basate su chitarra e voce semplicemente; ma tra gli artisti nuovi mi piace Grimes, più vicino all’Elettronica. Mi piace l’idea di mischiare.

Streaming o vinili?

Mi piacciono molto i vinili, ma ascolto molto lo streaming perché viaggiando è più “leggero”.

 

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