I Guatemala ci piacciono, hanno stoffa e suonano alla grande live, almeno così ci pare di ricordare. Abbiamo intervistato Mirko Milazzo, il chitarrista di questo quartetto, per capire che aria tira a mesi dall’ultimo concerto.

Ciao Mirko, iniziamo con una domanda rompighiaccio. Siete una band molto giovane, raccontateci un po’ la vostra “genesi” e  il percorso artistico che avete intrapreso come gruppo fino ad oggi 

Il progetto dei Guatemala nasce nel contesto della vita universitaria barese e si basa proprio sulle  dinamiche di questo mondo. Ci siamo conosciuti in giro per i pub, nel contesto degli eventi della vita notturna studentesca di Bari. Da lì, abbiamo iniziato una lunga serie di concerti in giro per le province pugliesi. Siamo stati un po’ dappertutto sul territorio. Questo ci ha dato la  possibilità di maturare molto, da un punto di vista del live. Le persone che ci seguivano cominciavano ad affezionarsi al nostro progetto, chiedendoci di pubblicare sugli store digitali le canzoni che suonavamo in giro, ossia i nostri inediti. Ci volevano riascoltare. Dall’essere una band prevalentemente live, abbiamo deciso di focalizzarci sulla produzione musicale dei nostri brani pubblicando, nell’Agosto del 2018, Sta sudando la città, il nostro primo singolo, proseguendo con il secondo singolo Cioccolato, fino ad arrivare col percorso a oggi e a Scudo Rosso.   

Cosa vuol dire portare avanti un progetto musicale in un momento storico segnato dal Covid e dai lockdown?  

Significa reinventarsi e riscoprirsi, riuscendo ad adattarsi nel modo migliore all’incertezza costante. Abbiamo pubblicato Cioccolato a Marzo 2020, quindi all’inizio della pandemia, cercando in tutti i modi di mantenere la connessione sia con la nostra fanbase e i nostri amici, sia tra di noi, continuando a pubblicare materiale sui nostri canali social. Da qui poi è nato un Ep di cover, Beyond Walls, registrato completamente da casa e pubblicato sugli store digitali.  Sicuramente è stata una grande sfida ma, nonostante tutto, abbiamo continuato a lavorare sulla nostra ricerca sonora. Questi mesi sono tornati utili anche per ripensare individualmente al modo in cui approcciamo al suono e al modo in cui la nostra attitudine dovrebbe influire sul progetto. Fortunatamente siamo riusciti anche a esibirci durante i pochi mesi di distensione, sia in estate che in ottobre al Reset Festival di Torino. 

Piccola parentesi nostalgia. Qual è stata l’ultima canzone che hai ascoltato in un concerto live?  

Proprio al Reset Festival, dove abbiamo avuto la fortuna e l’onore di lavorare a un nostro brano con un produttore dal calibro di Ale Bavo, già collaboratore dei Subsonica, e insieme a una delle migliori, a mio avviso, artiste e cantautrici del panorama attuale che è Margherita Vicario, con la quale poi abbiamo condiviso il palco. Lì abbiamo avuto il piacere di ascoltare i nostri compagni di viaggio nel laboratorio creativo e di gestione del proprio progetto musicale: cioè i MASO, da Cuneo, che fanno Synth Pop, e due ottime cantautrici, Anna Castiglia e Irene Buselli. Con loro abbiamo stretto una grande amicizia, oltre che una collaborazione professionale, e speriamo di tornare a condividere palchi e backstage insieme. Che poi,in realtà, l’ultima band che abbiamo ascoltato esibirsi siamo noi stessi, chiudendo il concerto. 

Parliamo di contaminazioni. Quale genere musicale pensi abbia contaminato di più la vostra musica? 

Abbiamo quattro stili e quattro influenze davvero molto differenti e credo questo sia il nostro punto di forza, perché ognuno di noi riesce a portare nel sound un tocco di peculiarità che, fuso con gli altri, dà un’impronta ai nostri brani, a mio avviso, singolare. Roberto è molto influenzato dalle ritmiche del Sud del mondo, quindi ti parlo del Marocco e dell’Africa in generale, della Turchia, del Sud America. Io fondo la mia tradizione personale sulla musica italiana e provo ad apportare il mio contributo sulla base di influenze stilistiche vicine a Pino Daniele – che è il mio artista preferito – e, in generale, al Funk. Claudio invece ascolta molti artisti internazionali di oggi, bazzica l’underground mondiale, statunitense, ma anche la musica argentina e spagnola, sempre molto curate nel suono e nello stile. Mentre Cristiana ci trasferisce un’impronta più moderna e italiana. Ascoltiamo tanta musica, è difficile spiegarlo, e infatti abbiamo provato a riassumerlo con una playlist, pubblicata su Spotify che si chiama Guatemala Tabacchi.

Come ti immagini il futuro dei Guatemala? Cosa desiderate realizzare e cosa vorresti comunicare con la musica, insieme ai tuoi bandmates? 

Da Scudo Rosso, che è il nostro ultimo singolo pubblicato, abbiamo individuato tre parole chiave che stanno alla base del progetto Guatemala: Identità, Energia e Aggregazione. Essendo nati e cresciuti nel contesto dei live e della musica suonata in un ambiente molto dinamico e aggregato, vogliamo diventare un polo di riferimento per persone che condividono con noi gli ideali e i valori di cui parliamo nei nostri testi, che sono quelli della nostra generazione. 

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