Intervista a Davide D’Atri, CEO Soundreef

Soundreef LTD è un Ente di Gestione Indipendente (Direttiva 2014/26/EU) che opera in tutta Europa, presente nel registro pubblico dell’Intellectual Property Office del Regno Unito. La società è stata fondata nel 2011 per offrire una valida alternativa alle tradizionali strutture di gestione collettiva dei diritti d’autore, combinando l’utilizzo di tecnologie innovative a un customer support personalizzato e accurato.

Soundreef gestisce i diritti di più di 31.000 autori ed editori in tutto il mondo, offrendo una soluzione equa, trasparente e veloce per la gestione delle loro royalties. Utilizzatori professionali come broadcaster radio e TV, digital service provider, organizzatori di eventi live, teatri e cinema, esercizi commerciali ed etichette discografiche possono richiedere una licenza obbligatoria per l’utilizzo delle opere musicali gestite da Soundreef.

Soundreef LTD è di proprietà della società italiana Soundreef S.p.A. che sviluppa la tecnologia e la piattaforma di gestione dei contenuti utilizzata per monitorare, raccogliere e massimizzare le royalty per gli autori e gli editori. La società processa milioni di transazioni migliorando la sicurezza e l’accuratezza dei dati in tutta l’industria musicale.

Siamo in compagnia di Davide D’Atri, fondatore e amministratore delegato di Soundreef, a cui abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda relativa alla crescita esponenziale della sua società e del ruolo che essa gioca attualmente nel panorama italiano.

Ciao Davide, Soundreef è un gestore di royalties relativamente recente (2011) entrato su un mercato di monopolio con tutti i problemi che ne conseguono. In che modo avete costruito il brand Soundreef?

Nel nostro caso abbiamo avuto un problema di costruzione del brand come lo può avere qualsiasi azienda molto giovane che si affaccia sul mercato. In questo panorama, la nostra posizione era in bilico, rispetto allo standard, poiché nel nostro settore c’è una forte componente legale e quindi incertezza da parte dei nostri clienti. In primo luogo, abbiamo ridotto il problema ponendo un’attenzione “maniacale” al customer service (il direttore di prodotto è lo stesso del customer service). Abbiamo ritenuto importante avere una relazione diretta tra il feedback dell’utente e lo sviluppo del prodotto derivante anche dalla velocità e accuratezza con cui viaggiano le informazioni. La seconda cosa che abbiamo fatto, più specifica rispetto al nostro settore, è stato assumersi le responsabilità di quello che dicevamo, anche da un punto di vista legale e contrattuale. Andare da un utilizzatore e dichiarare che si può pagare Soundreef piuttosto che SIAE (o pagarli insieme) non è una cosa da prendere sottogamba. Infatti, lo abbiamo detto e garantito contrattualmente con un’assistenza legale gratuita. Per anni abbiamo detto all’utilizzatore che nel costo della licenzia rientrano degli avvocati che gratuitamente possono difenderti da eventuali impugnazioni delle licenze. La terza cosa è stata la capacità di sfruttare lo storytelling per raccontare una storia e far si che i giornalisti potessero farla loro e raccontarla ad un pubblico più basso. È fondamentale far si che, in un campo così tecnico, chiunque debba poter capire ciò di cui stiamo parlando. Non posso raccontare le cose allo stesso modo in cui le racconterei a dei tecnici del settore. Bisogna quindi riportare il tutto a valori etici come la trasparenza, l’equità della distribuzione dei guadagni e la tracciabilità. Chiunque può far propri questi valori e raccontare la storia ad un audience più vasto.

Pensi che il vostro audience abbia percepito correttamente il messaggio?

Penso che abbiamo fatto un buon percorso e un’ottima crescita considerando da dove siamo partiti e dove siamo oggi. Abbiamo fatto certamente un buon lavoro. Ancora adesso siamo in ballo nell’affrontare la SIAE considerato ancora dai più “un pezzo di stato”. C’è tanto da fare, a partire dal migliorare sempre di più il modo con cui comunichiamo ad autori/editori ed utilizzatori combattendo la disinformazione.

I momenti di crisi dovuti agli attacchi da parte di SIAE, come li avete gestiti?

Intanto, c’è da dire che avere un nemico molto grande, importante e che tutti conoscono, è molto complicato, ma può essere un ottimo punto di partenza per dar valore alla tua storia. Ingaggiare una dialettica pubblica con un soggetto molto più importante di te, ti consente di portare le tue argomentazioni in luoghi dove altrimenti non sarebbero mai arrivate. Quello che sembra un ostacolo insormontabile, se sfruttato bene, diventa un assist. Inizialmente abbiamo impostato tutta la nostra comunicazione sulla “lotta” contro qualcuno. Adesso è arrivato il momento di switchare, passando a parlare di noi e del nostro prodotto.

C’è stato un episodio in particolare che mi ha fatto molto male, ovvero quando la SIAE ha cercato di far passare il messaggio che la nostra società fosse dedicata solo alle grandi star. Questo non è assolutamente vero dato che la nostra mission era tutelare esclusivamente i piccoli autori/editori. Tuttavia, la SIAE, quando non avevamo artisti famosi, provava ad attaccarci accusandoci di non intermediare e di non valere nulla proprio perché non avevamo personaggi di spessore. Dopo esserci aperti ai grandi nomi, la comunicazione di SIAE è cambiata, arrivando addirittura a dichiarare che il monopolio tutela il piccolo autore mentre Soundreef no. In questo modo la SIAE ha avuto anche una certa influenza politica dimostrandosi, agli occhi dei politici disattenti, come una “casa sicura” e auto-proclamandosi quasi “sindacato dei piccoli autori”. Tuttavia, il monopolio crea disuguaglianze, non è trasparente e la lotta deve passare appunto dal “noi contro loro” alla valorizzazione del prodotto reale e quindi del “io sono questo”. 

La reazione è stata quindi valorizzare il prodotto?

Come fa il piccolo autore a essere tutelato dal monopolio? Pensiamo ai piccoli concerti. Noi li rendicontiamo in 7 giorni, 100% analitico, il monopolio lo fa in 18 mesi, con il 75% non analitico ma “forfettario”. Inoltre, sappiamo che il 65% dei piccoli autori non è in grado neanche di pagarsi in un anno la tassa di iscrizione a SIAE. Quindi è importante per noi mettere sul piedistallo il prodotto.

Per mantenere alto il vostro nome e difendervi da questo rapporto conflittuale, oggi cosa fate?

I messaggi da trasmettere non sono più degli ideali generali, ma messaggi più settoriali, targettizzati e, quindi, più tecnici. Un linguaggio che va dosato sul piccolo autore o sulla grande distribuzione. Quindi meno “branding generale”.

Possono i comportamenti degli artisti Soundreef più “in vista” influire sulla vostra organizzazione?

È chiaro che un artista molto in voga, che risente delle tendenze social e delle oscillazioni nella sua reputazione riflette il tutto sulla vendita dei dischi, sui download, sulle riproduzioni in streaming e, indirettamente, su di noi. Chiaro è che per un artista in evidenza si tratta comunque di valori che, anche quando negativi, si mantengono molto alti.

Cosa fate per convincere i giovani artisti a fidarsi di Soundreef?

Ai giovani artisti è importante mostrare il prodotto. Il confronto con SIAE qui è essenziale. I piccoli autori guadagnano in 3 maniere: piccoli concerti, passaggi nelle radio locali e online. Dei piccoli concerti ne abbiamo già parlato. Per l’online rendicontiamo entro il 20 di ogni mese per il mese precedente, SIAE rendiconta dopo 18 mesi. Per radio e televisione rendicontiamo addirittura in tempo reale, SIAE sempre in 18 mesi. Il giovane artista va solo invogliato ad aprire un computer e osservare i dati analitici e capire il valore dei nostri servizi.

Domanda tecnica: avete recentemente implementato un sistema di Blockchain di cui abbiamo ampiamente parlato negli articoli precedenti. Un tuo parere su come questa tecnologia può salvare l’industria musicale di oggi e sul valore aggiunto che conferisce a Soundreef.

Per quanto riguarda la Blockchain abbiamo introdotto questo nuovo servizio su grande richiesta di autori e editori giovani. Questo addirittura perché, una domanda su 3 rivolta al nostro customer service, riguardava “come posso certificare la proprietà dell’opera”. In Europa il diritto d’autore viene assegnato nel momento in cui tu scrivi quell’opera, non c’è bisogno di una certificazione. Tuttavia, se vuoi avere un certificato che attesti la proprietà di quest’opera, prima si utilizzavano mezzi assai intricati, come spedirsi una raccomandata o depositare al registro di SIAE a pagamento. 

Con l’introduzione della Blockchain abbiamo capito che durante la registrazione, potevamo consentire, oltre che l’upload dell’opera, di caricare una serie di documenti da scrivere su Blockchain, generando un certificato personale dalla validità illimitata. Questo documento è slegato dalla membership Soundreef, una volta che decidi di non voler collaborare più con noi, questo certificato rimane e potrai utilizzarlo quante volte sarà necessario in tribunale, per attestare il diritto di proprietà di quell’opera poiché ha valore legale. Ecco perché il capo del prodotto è il capo del customer service, proprio perché dalle richieste degli utenti possiamo elaborare nuovi servizi e strategie vincenti.

Come è possibile che l’acquisizione delle royalties avviene in tempo reale per la riproduzione in radio e tv?

Noi ascoltiamo costantemente circa 40mila radio mondiali, di cui mille italiane, e tutte le tv nazionali di tutti i Paesi  (in Italia: RAI, Mediaset, LA7, Sky ecc). Ogni volta che il nostro software ascolta un brano associato a Soundreef, come se fosse un gigantesco Shazam professionale, siamo in grado di rilevare tale brano e abbinarlo all’account dell’autore. Tale sistema di rilevamento è integrato nei singoli account per rilevare tutti i passaggi. L’autore ha modo di vedere immediatamente il suo passaggio nel suo account. 

Da lì può, dopo aver controllato l’erogazione del pagamento, confrontarlo con gli utilizzi. Quindi, paragonando la ricezione dei pagamenti con gli utilizzi, l’utente, non solo ha un sistema di promozione per capire l’andamento dei suoi brani nei diversi canali, ma anche uno strumento statistico per tracciare se i guadagni che ha avuto sono giusti o sbagliati.

Ringraziamo Davide D’Atri per il suo tempo. Ci auguriamo di avervi fornito qualche strumento in più per confrontare le diverse possibilità offerte dal mercato durante la scelta del gestore delle royalties dei vostri brani.

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