Digitale, virtuale, post, reels, stories, direct, hashtags, streaming. Cari miei vecchi nostalgici, la musica è cambiata, ma cambiata davvero. Nuovi nomi, nuovi mezzi, nuovo marketing, “nuova musica”. I social network hanno portato a un cambiamento radicale delle nostre vite, hanno completamente disintegrato il concetto di società per come lo conoscevamo, modificato rapporti sociali, interessi e molte altre cose. Anche la nostra amata musica ora è diversa (tranquilli, le note sono sempre sette) e non è indenne al cambiamento digitale che stiamo attraversando a gran velocità. A dirla tutta, ne è stata investita in pieno.

Alla luce dei dati degli ultimi anni, che vedono un calo dell’ascolto mediante supporto fisico a favore dello streaming, possiamo parlare di una musica liquida, molto più dinamica, veloce e profondamente legata ai social. La fruizione dei contenuti è, come in fondo è sempre stato, il vero carburante della rivoluzione. Anche in passato le canzoni si sono sempre adattate al mezzo di diffusione: negli anni Cinquanta i dischi potevano contenere soltanto tre minuti di audio, successivamente si è passati all’LP che disponeva di trenta minuti per lato, per arrivare poi ai CD, ai supporti digitali e infine allo streaming, strumenti che hanno aumentato sensibilmente la disponibilità di archiviazione. 

Ma com’è possibile che, nonostante l’aumento di disponibilità di spazio sul supporto, le canzoni ora hanno una durata media inferiore rispetto a qualche anno fa? Dobbiamo considerare innanzitutto un fondamentale dato economico: l’artista si è adeguato al sistema di spartizione dei guadagni provenienti dalle sue opere, ovvero al fatto che una canzone, passati i trenta secondi di riproduzione, viene ricompensata allo stesso modo a prescindere dalla durata totale. Ne consegue che realizzare tanti brani corti è più redditizio che realizzarne magari qualcuno in meno più lungo.

A parte questo quadro complessivo, che dovrebbe darvi un’idea di quanto il modo di produrre musica e la sua fruizione siano interconnessi e cambiati negli anni, c’è una piattaforma-fenomeno che sta accelerando tutto questo: TikTok. 

Questo social network è divenuto il principale portale di promozione della nuova cultura Pop globale tra i giovanissimi. In pochissimi anni ha raggiunto un miliardo di utenti registrati in tutto il mondo, di cui almeno una metà attivi mensilmente, numeri sbalorditivi che gli permettono di giocare un ruolo fondamentale nel mercato musicale. I nuovi artisti pubblicano scampoli dei loro singoli all’interno del social sotto forma di video di 15 o al massimo 60 secondi e questi, abbinati a challenge o altre forme di creatività (dance, videomontaggi, meme, ecc.), diventano, spesso in maniera casuale e inaspettata, virali. Testo ricordevole, brevità e sintesi, musica frammentata, hit musicali istantanee. La popolarità colpisce alcune tracce prima che arrivino in radio o, addirittura, a sorpresa anni dopo release che erano magari state sfortunate e infruttuose. 

Le Case discografiche incominciano a monitorare l’andamento di un artista anche nel crogiolo social per poi metterlo sotto contratto, è pazzesco. Sta cambiando tutto il sistema musicale. Ma non solo artisti emergenti hanno scelto TikTok per promuoversi, e anche le Pop Star internazionali scelgono il nuovo social per il lancio dei loro nuovi album creando mini serie che diventano ben presto popolarissime e aumentano la loro notorietà, senza che vengano spese cifre esorbitanti in pubblicità e marketing sui canali tradizionali. TikTok è la nuova Warner Bros, la nuova EMI, il nuovo MySpace anche. Il nuovo spazio per il giovane artista affamato di fama e visibilità. 

Il portale, di fabbricazione cinese, dà visibilità a chi fino al giorno prima era un perfetto sconosciuto offrendogli tutti i mezzi per sviluppare una carriera vera e propria. Le redini potrebbero non essere più in mano ai manager e discografici a cui siamo abituati. Sono i TikToker  più seguiti a fare tendenza, è a loro che bisogna rivolgersi per dare una spinta ai propri brani. Si aprono nuovi orizzonti, nuovi rapporti economici, nuove contrattazioni e nuove opportunità per chi saprà coglierle.

E la musica? Cambieranno i ritornelli, cambieranno le strofe? Si farà tutto per 15 secondi di gloria o i nuovi artisti continueranno a esprimere in via organica se stessi non rinunciando a raccontare storie di ampio respiro negli album? Mi auguro sia così, e quel “que será (virale), será”.

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