Sono della provincia di Pistoia,  ma cantano in inglese. Suonano ispirandosi alla scena Indie britannica, sono prodotti da Brett Shaw, Julian Emery e Dan Weller – anche loro inglesi, collaboratori rispettivamente di Florence + The Machine, Nothing But Thieves ed Enter Shikari – e possono dire di aver sdoganato ampiamente la loro musica già con il Tour di The Living Past, che li ha portati a sconfinare in Gran Bretagna, Canada, e Grecia.

Questa è la geo-fotografia dei Piqued Jacks, nel momento in cui il loro nuovo album, Synchronizer, entra in circolo nell’organismo musicale italiano.  Pubblicato a Marzo 2021, per la storica etichetta indipendente di Torino INRI, l’album ha tutta l’aria di essere un possibile turning point per la band. 

Il motivo è che Synchronizer sprigiona sonorità profondamente diverse da quelle delle altre pubblicazioni italiane dell’anno e, per comprenderne l’unicità, è necessario da subito immergersi nell’ascolto delle melanconiche melodie proposte dal quartetto toscano. 

Undici brani che non mancano di avvalersi anche della collaborazione di nomi noti, come Francesco Moneti dei Modena City Ramblers, e che hanno il pregio di essere attraversati da un’ispirazione e da un simbolismo comune: quello dell’armonioso volo sincronizzato di uno stormo di uccelli. L’ascoltatore viene allora invitato a lasciarsi alleggerire dalle soluzioni sonore dei Piqued Jacks e a viaggiare sulle ali della condivisione. Viaggiare verso l’unica meta possibile, un luogo dell’anima, dove svernare al sicuro dal gelo delle ansie e delle pressioni alle quali l’attualità ci ha abituati.

L’inizio di questo viaggio, il decollo dello stormo, è appannaggio dell’Alternative Rock della traccia d’apertura, Golden Mine, influenzata dal nuovo trainante sound dei club e degli studi di registrazione britannici.

E quel viaggio nei cieli, fissato su copertina dal linguaggio e dalla mano dell’artista grafico brasiliano Lunàtico, trova forse il suo momento più estatico nell’ispirazione sognatrice di Fire Brigade, una delle tracce chiave per decifrare e assimilare a pieno il concept del disco. 

Dal punto di vista della vena compositiva, si nota il momento particolarmente felice attraversato da questa bestia Alternative a quattro teste nata nella provincia italiana. Da segnalare, in particolare, le note acute di Every Day Special, il calore del pianoforte in Call My Name e la spensieratezza esplorativa di Spin My Boy, l’istinto per il funk e il groove di Purgatory Law.

Distanti dalle logiche dei talent e dei festival televisivi, rei di aver promosso in questi anni un’identità Rock certamente superficiale e dozzinale, i Piqued Jacks, con la loro ambizione e la loro freschezza, sono pronti a conquistare il pubblico, italiano e non, nel momento in cui la macchina dei live ripartirà a pieno regime. 

Ascoltare e spiccare il volo per credere. 

 

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