L’adrenalina è fantastica: elimina il dolore e non ti fa sentire più nulla”, all’inizio.

L’ultimo album dei Sound’s Borderline è proprio una dose di adrenalina con tutto quello che ne consegue.

Il disco, After That, è composto da sei brani contaminati da sound provenienti in libertà da Stoner, Blues e Hard Rock. Una formula complessa, come quella dell’adrenalina (C₉H₁₃NO₃), per un risultato immediato che ti prende cuore e arterie.

Quello che ne viene fuori è un suono compatto che accompagna l’ascoltatore dall’apice fino all’esaurimento della sua dose. In Shake your head ci troviamo coinvolti dall’allegra pazzia di un uomo per le strade di NY. Nonostante le difficoltà che vive, non si sottrae al tirar fuori la sua vera natura, mostrando agli altri come si possa cadere finché si può, finché si è vivi. È un inno alla vita in una delle  tante sue espressioni. Naked and Dazed è seducente come la consapevolezza della fine: proprio quando vivi appieno la realtà, ti accorgi che la perderai, ma non sai mai quando. Che tu sia su un divano di pelle o nel retro di una macchina, questo brano è un autentico vasocostrittore: aumenta la pressione fino a farti sbattere contro la tua stessa pelle.

Patience ti accoglie come una tempesta in piena faccia. Si appella alla coscienza collettiva e a uno strumento di vita entrato in disuso: senza pazienza, non c’è cura o attesa. Show me è un’arma di tortura creata dal ricordo su chi lo evoca.

Disseminato di piccoli dettagli pungenti e dolorosi, ti lega al letto esponendoti completamente alle sevizie della memoria, lasciandoti sprofondare sotto il suo controllo.

Ozioso è il clima di Fat Cat. L’adrenalina è ormai in circolo: è arrivato il momento di condividerla e divertirsi. Magari rotolando per strada. Giusto un senso di inattività che ti pervade e ti controlla fino a farti cantare una canzone che non vuoi nella testa. Alla fine? Rintocchi di campana che provano a richiamarti.

Ci riescono: la contaminazione adrenalinica si sta trasformando nell’esperienza allucinogena di 20 mins. Ti si proietta davanti l’immagine di un uomo che cammina sulla riva di un torrente e, dopo un po’, s’inginocchia e inizia a scavare una fossa quasi a riva. Lo fa sempre più nervosamente, finché non buca completamente gli argini schiudendo un tunnel in cui si scioglie completamente. La luce accogliente lo lascia in un buio fatto di ricordi che affiorano. L’intero disco trasuda un sound rimescolato e contaminato, che sa esaltare ogni influenza in un processo ormai rodato e che dà l’impressione di essere sulla strada di un’evoluzione continua. Il risultato? Si esce con i Sound’s Borderline per strada e poi si torna a casa: a ritrovare l’unica dimensione per prendersi cura della fase down che ci si è appena procurati.

 

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